Le lavoratrici e i lavoratori dell’Hesperia Hospital di Modena e del Diagnostic Center di Carpi hanno conferito mandato alla FP CGIL di proclamare lo stato di agitazione. Alla base della vertenza vi sono condizioni economiche e organizzative ormai insostenibili, il mancato rinnovo della contrattazione aziendale e una gestione del personale che continua a penalizzare chi garantisce ogni giorno il funzionamento delle due strutture sanitarie.

Contratti fermi e salari inadeguati per circa 250 lavoratori

La protesta coinvolge quasi 250 lavoratrici e lavoratori. Il contratto integrativo aziendale è fermo da oltre dieci anni, mentre il Contratto collettivo nazionale della sanità privata risulta scaduto da otto anni.

Una situazione che ha prodotto una profonda disparità salariale tra il personale tecnico, infermieristico, sociosanitario, ausiliario e amministrativo di Hesperia e i colleghi impiegati nel settore pubblico o in altre realtà dello stesso comparto.

«Siamo di fronte a una situazione economica e organizzativa non più tollerabile», denuncia Mohcine El Arrag della FP CGIL di Modena. «Una parte del personale è persino costretta ad aprire la partita IVA per ottenere un compenso più adeguato e un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro».

È inaccettabile che professioniste e professionisti indispensabili per la qualità dell’assistenza siano costretti a cercare soluzioni individuali per compensare salari insufficienti e condizioni di lavoro sempre più gravose.

Milioni di euro per le tecnologie, nessuna valorizzazione del personale

A rendere ancora più evidente la contraddizione è la scelta dell’azienda di programmare, nel marzo 2026, un investimento superiore a 2 milioni di euro per l’adeguamento strutturale e tecnologico dei macchinari sanitari.

Un investimento importante, che tuttavia non è stato accompagnato da un analogo impegno nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Le tecnologie, anche le più moderne, non possono garantire da sole la qualità dei servizi sanitari. Senza la professionalità, le competenze e il lavoro quotidiano del personale, nessuna apparecchiatura può assicurare cure adeguate e continuità assistenziale.

L’azienda continua invece a investire sui beni materiali, lasciando fermi da anni salari e diritti. Nel frattempo, l’inflazione ha ridotto il potere d’acquisto delle retribuzioni, mentre i profitti delle aziende sanitarie private continuano a crescere.

Turni modificati, riposi fittizi e reperibilità domenicale

Tra le principali criticità denunciate vi è la gestione dei turni di lavoro. Gli orari vengono spesso modificati improvvisamente nel corso del mese, rendendo estremamente difficile organizzare la vita personale e familiare.

Particolarmente grave è la gestione della reperibilità domenicale. Quando il personale non viene chiamato in servizio, l’azienda considera la giornata come un riposo effettivamente goduto.

La reperibilità, però, obbliga le lavoratrici e i lavoratori a rimanere disponibili, limita la possibilità di spostarsi e impedisce di utilizzare liberamente il proprio tempo. Non può quindi essere equiparata a un vero riposo, necessario per il recupero delle energie psicofisiche.

Ferie autorizzate in ritardo e carenze nella programmazione

Anche la gestione delle ferie mostra pesanti problemi organizzativi. Il personale è obbligato a presentare le richieste entro marzo, ma spesso riceve l’autorizzazione soltanto nel mese di giugno.

Questi ritardi rendono difficile programmare vacanze, impegni familiari e periodi di riposo. Ancora una volta, le conseguenze dell’inefficienza organizzativa vengono scaricate interamente sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulle loro famiglie.

Infermieri impiegati nelle pulizie e personale amministrativo in una tensostruttura

Viene denunciato, inoltre, l’utilizzo degli infermieri di sala operatoria per la pulizia delle sale durante i turni di reperibilità. In questo modo, il personale infermieristico viene chiamato a sopperire alle carenze degli ausiliari, con un impiego improprio delle professionalità e un ulteriore aggravio dei carichi di lavoro.

Gravi criticità riguardano anche il personale amministrativo, costretto a lavorare all’interno di una tensostruttura priva di adeguato isolamento termico. Una condizione che espone i dipendenti a forti disagi climatici, soprattutto durante i periodi caratterizzati da temperature estreme.

A Carpi niente mensa e buoni pasto

Presso l’Hesperia Diagnostic Center di Carpi viene inoltre negato al personale il diritto al servizio mensa o al buono pasto.

A questa mancanza si aggiungono gravi difficoltà nella sostituzione delle lavoratrici e dei lavoratori assenti, con un conseguente aumento dei carichi di lavoro per il personale presente e possibili ripercussioni sulla qualità del servizio.

Fallite le trattative, avviato lo stato di agitazione

Negli ultimi due anni la FP CGIL ha cercato di ottenere il rinnovo del contratto integrativo e un miglioramento concreto delle condizioni di lavoro. Le trattative non hanno però prodotto risultati adeguati.

La parziale applicazione del Contratto collettivo nazionale, le riorganizzazioni unilaterali degli orari e il mancato confronto sindacale hanno reso inevitabile l’apertura dello stato di agitazione.

La FP CGIL Emilia-Romagna chiede all’azienda risposte immediate sulla valorizzazione economica e professionale del personale, sul rispetto dei riposi e delle ferie, sulla corretta gestione dei turni, sul rafforzamento degli organici e sulla piena applicazione dei diritti contrattuali.

L’incontro richiesto in Prefettura dovrà rappresentare un momento decisivo. In assenza di risposte concrete, la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Hesperia Hospital di Modena e del Diagnostic Center di Carpi sarà destinata a proseguire e a intensificarsi.

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